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la voce di chi sogna di cambiare il paese per non cambiare di
paese
Benvenuti sul sito degli "Amici dei due cedri di Lissone"
blog ufficiale dell'ex Comitato "Salviamo i due cedri"
"pensare globalmente, agire
localmente"
chiediamo all'Amministrazione comunale di
intitolare il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone al pittore GINO MELONI
la
Biblioteca civica a SANDRO PERTINI e la Biblioteca del Mobile ad ALFREDO
POZZI
dobbiamo ridere ... o
piangere
le vignette di ZOT
2002-2009”
Il nostro obiettivo: agire per difendere
l'ambiente in cui viviamo!
Nato a sostegno dell’azione di un gruppo di cittadini, volta ad evitare l’abbattimento di due cedri (pini argentati) nel
centro della città, il sito si è trasformato in uno spazio ideale nel quale si possono trovare notizie, approfondimenti, avvenimenti storici della città di Lissone. Vuol essere altresì un luogo
in cui si segnalano disfunzioni o aspetti negativi nel vivere quotidiano della comunità lissonese e dove si propongono agli Amministratori comunali soluzioni migliorative.
Non poteva mancare un angolo dedicato alla satira politica
lissonese.
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Birmania: un caso di violazione dei diritti umani
Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione,
di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
La Birmania è un paese martoriato da decenni di violenta dittatura che ha imposto l’arbitrio come legge e come modalità di governo. Un paese che ha raggiunto il triste primato di essere il primo
produttore di metanfetamine al mondo, il secondo per produzione di oppio, il primo per bambini soldato e numero di persone costrette al lavoro forzato.
Un paese in cui la più autorevole leader politica e Premio Nobel per la
Pace Aung San Suu Kyi è sottoposta dal 1989, tranne alcune interruzioni, agli arresti domiciliari.
Da troppo tempo si chiede inutilmente la liberazione della Premio Nobel della Pace Aung San Suu Kyi e degli altri leader politici, sindacali e religiosi, la cancellazione del lavoro forzato e degli altre violazioni dei diritti umani fondamentali e l’avvio di un serio dialogo tripartito con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, procedure e scadenze condivise.
Gli effetti nefasti di questa dittatura non colpiscono solo la intera popolazione del paese, ma hanno pesanti ripercussioni politiche, sociali, e per di più anche di sicurezza, in tutta la regione e sul piano internazionale. L’Assemblea Generale ONU ha approvato ben 14 risoluzioni consecutive sulla Birmania. La Commissione ONU per i diritti umani ha approvato 13 risoluzioni consecutive. Tali risoluzioni chiedono l’avvio di negoziati tra la giunta militare al potere e il movimento democratico guidato dall’unico Premio Nobel per la pace in carcere: Aung San Suu Kyi e dai rappresentanti delle minoranze etniche, per la riconciliazione nazionale pacifica e la democrazia.
Quella della Birmania è una lunga storia di oppressione militare, almeno fin dal 1962 quando i militari presero il potere. Uno dei momenti pià drammatici è stato il 1988 quando la rivolta fu schiacciata con un bilancio di tremila morti.
