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iniziative ecologiche

segnaliamo alcune iniziative di altre associazioni lissonesi:

"Amici del Bosco Urbano"
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     21 marzo 2010


DOMENICA ECOLOGICA 

oggi ricordiamo

pensiero del giorno

"la miseria non piange, non ha voce. La miseria soffre, ma soffre in silenzio. La miseria non si ribella.
I poveri insorgono solo quando sperano di poter cambiare qualcosa. Di solito si sbagliano, ma solo la speranza è capace di indurre la gente ad agire.
La principale caratteristica di un mondo permanentemente in miseria è l'assenza di speranza e la gente lo sa perfettamente. Lo sa da tempi immemorabili.
Dato che questa gente non riuscirà mai a ribellarsi, ci vuole qualcuno che parli per lei ..." 
da "Autoritratto di un reporter" di Rysard Kapuscinski

l'angolo della satira

dobbiamo ridere ... o piangere 
 le vignette di ZOT
2002-2009”
 

perché questo sito?

Il nostro obiettivo: agire per difendere l'ambiente in cui viviamo! 
Nato a sostegno dell’azione di un gruppo di cittadini, volta ad evitare l’abbattimento di due cedri (pini argentati) nel centro della città, il sito si è trasformato in uno spazio ideale nel quale si possono trovare notizie, approfondimenti, avvenimenti storici della città di Lissone. Vuol essere altresì un luogo in cui si segnalano disfunzioni o aspetti negativi nel vivere quotidiano della comunità lissonese e dove si propongono agli Amministratori comunali soluzioni migliorative. Non poteva mancare un angolo dedicato alla satira politica lissonese. 

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Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata ritrovata nell'androne della sua casa moscovita uccisa da quattro colpi di arma da fuoco

 

 

Questo ricordo è dedicato ad Anna Politkovskaja, che a Beslan non è mai arrivata. Se cinque anni fa ho potuto guardare gli occhi stupiti dei bambini issati come scudi sulle finestre della scuola numero 1, comprendere il significato che avevano per il destino della Russia, lo devo a lei. Non può che essere un racconto personale, in cui chi scrive è coinvolto: mi scuso con i lettori. Ma in quelle ore sono stati alcuni rapporti personali, non più di cinque, a decidere la sorte del popolo russo e delle genti del Caucaso. I protagonisti di Beslan, dove sia tra gli aggressori che tra gli aggrediti sono stati sacrificati solo esseri umani inconsapevoli, furono il presidente Vladimir Putin e il governatore della Cecenia Ramzan Kadyrov, dalla parte del Cremlino. Sull' altro fronte c' erano Shamil Basaiev e Aslan Maskhadov, braccio e mente dell' indipendentismo ceceno. In mezzo c' era lei, Anna, ambasciatrice sola che pretendeva la pace, e prima ancora la verità e la giustizia, per i russi e per i popoli caucasici. Questa drammatica lotta a distanza per il potere nell' ex Urss, presentata al mondo come guerra al terrorismo islamico che dall' Asia avrebbe potuto diffondersi in Europa, si è decisa in tre giorni, in un luogo anonimoe nell' incomprensione generale. L' ha vinta il neonazionalismo del Cremlino, che soffoca con gas e petrolio la coscienza del pianeta. Putin e Kadyrov, lasciando sterminare centinaia di scolari, madri, padri e nonni, regnano ora sui loro regimi. Basaiev e Maskhadov quel giorno hanno perso. E' stato l' ultimo della loro cinica guerriglia, prima di essere assassinati. Ma a prevalere su tutti, come ognuno sente, è stata la più debole e temuta: Anna Politkovskaja, caduta nella trappola di Beslan affinchè nessuno potesse trattare e dunque nessuno si potesse salvare. Fu eliminata dalla battaglia con una tazza di tè avvelenato, seduta sul sedile dell' aereo per Vladikavkaz, accanto a me. Non ha assistito alla carneficina dei reparti speciali russi. Ma è stata l' unica, nel suo grande Paese, a raccontare, a indagare e a scoprire infine l' inizio della semplice ed evidente realtà. Per questo lei, partita per prima verso Beslan, nonè mai arrivata alla scuola. E per questo, il 7 ottobre di tre anni dopo, Kadyrov ha regalato il suo cadavere a Putin nel giorno del suo compleanno. Anna è stata la prima e ultima vittima di Beslan, quella essenziale se pure assente, uccisa sul pianerottolo di casa, con le borse della spesa in mano. E' questa la ragione che ancora umilia i vincitori di Mosca e di Grozny: perché dopo Beslan, grazie ad Anna, il mondo ha capito. Possiamo fingere di non ricordare, possiamo dimenticare i pascoli trasformati in un ossario: ma abbiamo capito. Nella tarda mattinata di quel primo settembre, Anna Politkovskaja stava andando in Caucaso. Poco prima di arrivare al suo giornale, aveva ascoltato alla radio la notizia del sequestro. Si parlava di qualche decina di scolari. Girò la macchina. L' ho incontrata all' aeroporto di Vnukovo. Fumava ed era molto tesa. «Se non facciamo presto - mi disse - sarà una strage peggiore che nel teatro Dubrovka. Il primo giorno, in un scuola dell' Ossezia, possono esserci anche mille persone». Davanti a noi, già in assetto anti-sommossa, correvano i ragazzi dei servizi segreti del Cremlino. Non è gente che si muove per qualche bambino. Anna mi ha spiegato: nei corridoi della Lubjanka e nei rifugi ceceni, lo scontro per il comando era alla stretta finale. Non serviva una strage, ma qualcosa di più. Un evento inconcepibile: l' orrore, capace di paralizzare nel terrore i resti dell' Unione sovietica che ancora sognavano una replica della democrazia. Ho pensato che, logorata da molte lotte e sempre sola, dopo giorni di attentati e di esplosioni, avesse una visione estrema della cronaca. Poco prima di bere il tè che l' ha portata ad un sorso dalla fine, mi ha detto: «Prima di venire a Beslan, vado da Maskhadov». Non credeva all' assalto della guerriglia e voleva fosse il capo, a dirglielo. Smontata la versione ufficiale, davanti alle tivù di tutto il mondo, avrebbe poi consegnato ai sequestratori l' ordine di liberare tutti gli ostaggi. Era lo scacco a Putin. Dopo l' atterraggio siamo saliti su due auto diversee alla sera, fuori dalla scuola, non mi sono preoccupato di non vederla. Nella notte hanno iniziato a gettare dalle finestre i cadaveri dei maschi adulti, fucilati. Tre ragazze del misterioso gruppo di assalitori, si sono fatte esplodere. Le bombe telecomandate sono state appese ai canestri della palestra, dove erano stipate quasi 1500 persone. Putin ha dichiarato che con i terroristi di Basaiev e Maskhadov non avrebbe trattato. A Beslan è stato chiaro a tutti, dal primo istante, che solo per caso qualcuno sarebbe uscito vivo. La prima esplosione, il 3 settembre, dopo tre giorni di patetiche ma spaventose bugie, ha tracciato il confine tra due Russie, spostando più in là il limite di ciò che anche una dittatura si può permettere, di quanto la comunità internazionale può consentire. Poche, tra le oltre 340 vittime di Beslan che non sono bruciate vive, non sono state colpite alle spalle. Reparti speciali del Cremlino e dichiarati «guerriglieri» ceceni, dopo tre giorni in cui nessuno al mondo ha avuto il coraggio di varcare semplicemente il cancello del cortile di una scuola, non si sono sparati addosso: hanno sterminato, colpendoli alla schiena, centinaia di bambini in fiamme, bambini delle elementari, che scappavano verso casa senza capire se erano ancora nella vita, oppure già oltre. Nonè stata fatta giustizia. Moscae Grozny sono prigioniere di Beslan. Dei cinque protagonisti del massacro, solo due sono vivi, ma comandano un deserto di fantasmi che li adula e li disprezza. Io ricordo solo una bambina, nuda e bruciata, che veniva verso di me, quasi salva. Potevo quasi toccarle le mani, vedevo bene i suoi occhi, ma all' ultimo istante si è girata ed rientrata nella palestra che crollava. Ha avuto paura di disubbidire a chi gridava «chi scappa muore». Ed è sparita, come Anna Politkovskaia, che invece non ha avuto paura. Ma che pure, a Beslan, ha iniziato a morire perché aveva ragione ed era sola. –

 

GIAMPAOLO VISETTI

da Repubblica — 02 settembre 2009

 

Mercredi 7 octobre 2009 3 07 /10 /Oct /2009 12:12
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