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la voce di chi sogna di cambiare il paese per non cambiare di
paese
Benvenuti sul sito degli "Amici dei due cedri di Lissone"
blog ufficiale dell'ex Comitato "Salviamo i due cedri"
"pensare globalmente, agire
localmente"
chiediamo all'Amministrazione comunale di
intitolare il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone al pittore GINO MELONI
la
Biblioteca civica a SANDRO PERTINI e la Biblioteca del Mobile ad ALFREDO
POZZI
dobbiamo ridere ... o
piangere
le vignette di ZOT
2002-2009”
Il nostro obiettivo: agire per difendere
l'ambiente in cui viviamo!
Nato a sostegno dell’azione di un gruppo di cittadini, volta ad evitare l’abbattimento di due cedri (pini argentati) nel
centro della città, il sito si è trasformato in uno spazio ideale nel quale si possono trovare notizie, approfondimenti, avvenimenti storici della città di Lissone. Vuol essere altresì un luogo
in cui si segnalano disfunzioni o aspetti negativi nel vivere quotidiano della comunità lissonese e dove si propongono agli Amministratori comunali soluzioni migliorative.
Non poteva mancare un angolo dedicato alla satira politica
lissonese.
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Bastano 17 gesti quotidiani per ridurre del 20% le emissioni domestiche di CO2
Se i grandi del pianeta non riescono a mettersi d'accordo su quella che dovrebbe esser una strategia comune capace di combattere i cambiamenti climatici l'unica cosa da fare è tentare di agire singolarmente, nelle nostre case e nei normali gesti di vita quotidiana. Nel nostro piccolo, infatti, possiamo fare molto per ridurre le emissioni di gas serra. Dal car sharing al modo di stendere il bucato o usare la doccia, piccoli gesti all'interno delle mura domestiche possono tradursi in un taglio annuo del 20% delle emissioni domestiche, ovvero una riduzione totale delle emissioni nazionali del 7,4% in 10 anni. Secondo quanto riferito sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS', 17 azioni sono cruciali per ridurre le emissioni annuali di CO2, il tutto senza modificare la qualità di vita di ciascuno.
"Le 17 tipologie di azioni vanno dall'adottare apparecchiature domestiche più efficienti e nell'usare meglio le apparecchiature stesse, e si dividono in 5 categorie principali: climatizzazione dell'ambiente domestico con installazione di sistemi efficienti di isolamento, installazione di apparecchiature efficienti per il raffreddamento degli ambienti, manutenzione e uso corretti di dette apparecchiature, comportamenti quotidiani".
Consumiamo troppa energia elettrica - Basti pensare che l'uso diretto di energia nelle case è responsabile del 38% di tutte le emissioni di CO2 in Usa, rilevano i ricercatori, ovvero qualcosa come 626 milioni di tonnellate l'anno (dato 2005). Ciò corrisponde approssimativamente all'8% delle emissioni globali, una quota superiore a quella delle emissioni di un intero paese (Cina esclusa). E' chiaro quindi che ciascuno di noi può fare tanto per ridurre le emissioni di CO2, partendo dai propri comportamenti in casa. Gli esperti hanno stimato l'impatto di alcuni di questi comportamenti e tenuto conto anche del margine di miglioramento per ciascuno, ovvero della percentuale di coloro che non li ha ancora adottati e potrebbe farlo.
Rispettare il pianeta è possibile, ma non semplice - E' emerso che i comportamenti più 'verdi' sono l'installazione di impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria di ultima generazione, altamente efficienti, con la corretta manutenzione degli stessi e l'uso corretto (per esempio il ricambio dei filtri, le temperature fissate - né troppo alte né troppo basse); sempre in questo ambito rientra l'installazione di impianti di isolamento termico (finestre high-tech, pannelli isolanti per il tetto etc). Dallo studio è emerso che qualora tutti adottassero questo comportamento (la percentuale di coloro che non l'hanno ancora fatto è altissima, 90%) in Usa si avrebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 34,4 tonnellate annue.
Tantissimo può fare l'uso corretto dell'auto: dal car sharing all'uso di macchine con consumo efficiente, dal 'trip chaining', ossia combinare vari impegni con diverse destinazioni in un unico viaggio, al comportamento alla guida permetterebbe un risparmio di oltre 110 tonnellate di emissioni di CO2. Ma poi ci sono comportamenti molto più 'banali': stendere il bucato evitando l'uso di asciugatori, non usare temperature elevate in lavatrice, usare docce con getto d'acqua contenuto, usare elettrodomestici efficienti e a basso consumo, limitare la temperatura dello scaldabagno. "Le nostre stime - concludono - forniscono una guida iniziale di quelli che sono i risultati raggiungibili in termini di riduzione delle emissioni di CO2 attraverso la promozione attiva di comportamenti virtuosi a casa".
come l'autodromo erode il parco
In particolare, l’azione delle associazioni si articola in un ricorso al TAR Lombardia, due esposti alla Corte dei Conti, un esposto alla Commissione Europea e in una campagna di sensibilizzazione.
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Il nucleare è una pura follia
economica, a meno che qualcuno non ti regali la centrale e lo Stato si
faccia carico di gestire le scorie radioattive per secoli. Enel e Governo devono smetterla, perciò, di prendere in giro il Paese sostenendo che il nucleare servirà ad abbassare le bollette degli
italiani. Se teniamo conto, infatti, degli altissimi costi per la realizzazione di nuove centrali, della
manutenzione, dello smaltimento delle scorie e degli impianti contaminati, risulta che il costo finale
dell’elettricità farà raddoppiare quello delle nostre bollette.
Quando le quotazioni di un Paese scendono, poi non risalgono in tre minuti... ». Oscar Luigi Scalfaro è preoccupato.
Guarda le vicende della politica, le tensioni istituzionali e il logoramento dell’immagine dell’Italia e invita a ritrovare un senso unitario. «Non dobbiamo stare a guardare», dice. Ci tiene a
ricordare i passaggi della sua profonda amicizia con Pietro Ingrao. «Ci vogliamo bene», aggiunge parlando del vecchio leader comunista.
Presidente, Zagrebelski ha scritto che siamo in presenza di una crisi istituzionale grave e che la Costituzione, da luogo della pacificazione, sta diventando luogo di scontri distruttivi. Che ne pensa?
«Ripeto spesso che la Costituzione è per la pacificazione, è il documento fondamentale in cui i cittadini si riconoscono. Per questo ritengo ci sia un dovere del mondo politico: tenere gli occhi aperti sulle riforme costituzionali. Ricordiamo che c’è già stato un tentativo nel 2006. Allora ebbi una forte preoccupazione: la Costituzione è l’ultimo baluardo di difesa, se viene demolito o superato il discorso diventerà molto crudo. Se penso che quella riforma, che per fortuna fu bocciata con oltre il 60% dei voti, fu fatta solo dalla maggioranza di governo sento dentro di me un forte mentre constato che oggi la maggioranza è numericamente assai più forte».
Già allora si tentò di rafforzare in modo eccessivo i poteri del premier...
«Quella riforma riconosceva il potere del premier di mandare a casa Camera e Senato. In un passaggio si proclamava che il presidente scioglie le Camere e ne è l’esclusivo responsabile. E si aggiungeva che il decreto di scioglimento è firmato dal Capo dello Stato. Come dire che il capo dello Stato è del tutto irresponsabile. Ci furono delle sfrontatezze. La nostra Costituzione dice al primo articolo che l’Italia è una repubblica democratica. Ma cosa resta di democratico quando il capo del governo può mandare a casa i parlamentari?»
Oggi però quelle ipotesi tornano in campo. Che fare?
«Ho una fede intensa nel Parlamento, è la mia preoccupazione dominante. In Italia i governi vivono di decreti legge ed è una critica che faccio a tutti. Ma questo taglia fuori il Parlamento. Ho la sensazione di un pesante impoverimento del Parlamento. Prima il mandato era ricevuto dal popolo, oggi abbiamo un Parlamento dove le persone non sono scelte dal popolo. Un conto infatti è avere la fiducia di migliaia di persone e un conto essere lì perché ti ci ha messo il partito».
Insomma l’Italia vive un’altra crisi istituzionale delicata?
«Basterebbe un po’ di intelligenza per rendersi conto che difendere la natura dell’istituto Presidenza della Repubblica e le prerogative del Capo dello Stato è interesse di tutti, maggioranza e opposizione. Non si può perdere questo senso unitario della nostra vita democratica. Altrimenti bisognerebbe dire che qualcuno pensa allo scasso».
In che cosa consiste questo tentativo di scasso?
«C’è una presunzione di godere della
fiducia del popolo contrapponendola a qualunque norma costituzionale. Ricordo quando Berlusconi dichiarò che il popolo sapeva delle sue vicende giudiziarie e però lo aveva votato. Dissi allora e
lo ripeto oggi: il voto non è un detersivo». I magistrati sono di nuovo sotto tiro, gli attacchi sono pesanti. Che nedice? «Si ha la sensazione che si voglia affrontare la riforma della giustizia
come replica a una sentenza della Corte Costituzionale che viene giudicata negativa. Per fare le riforme occorre una mentalità serena. Come magistrato constato che si rivolgono alla magistratura
una serie di accuse. Tra l’altro si dice che la giustizia è a orologeria, che quando Berlusconi è al governo spuntano i processi, che la giustizia è politica. Dobbiamo prendere atto che, per
quanto noi magistrati facciamo le cose rispettando le regole, c’è questa critica. Se constatiamo questo non possiamo non notare che la sentenza Mondadori è uscita poco prima di quella della Corte
Costituzionale sul Lodo Alfano».
Si torna a parlare di pm sottoposti al governo. Che ne pensa?
«All’assemblea costituente Giovanni
Leone sostenne la dipendenza dall’esecutivo. Egli allora ragionava in via teorica, noi oggi dobbiamo pensare alla situazione storica in cui viviamo. Credo quindi che sia stato molto utile e
saggio l’intervento del presidente della Camera».
Il premier l’ha accusata di essere stato un presidente di sinistra che ha nominato giudici costituzionali di sinistra. Come si sente a essere di sinistra?
«Nessun fastidio perché penso che le verniciature dall’esterno contino molto poco. Il presidente del Consiglio ha accusato me di aver nominato dei giudici costituzionali. Ora di quelli nominati da me non c’è più nessuno. Ha anche detto che 11 dei 15 giudici sono di sinistra. Siccome a giudicare che il Lodo Alfano è incompatibile con l’art.3 della Costituzione sono stati in nove dovremmo per caso chiederci chi sono i due traditori? È triste dover raccogliere certe miserie».
Due settimane fa migliaia di persone hanno manifestato per difendere l’art. 21 della Costituzione. Ritiene che la libertà di stampa sia in pericolo?
«Non c’è dubbio che la libertà di stampa soffra. Diciamo che oggi si altera in qualche modo la possibilità di essere a conoscenza dei fatti. Osservo anche una forma di populismo invadente che crea certe ondate che hanno più il sapore dello stadio che non quello della consapevolezza civile. Ridurre tutto al consenso e ai sondaggi vuol dire mortificare la politica».
Ma secondo lei la nostra democrazia corre qualche rischio?
«Ci sono sintomi di pericolo, soprattutto nelle dichiarazioni del premier. Non bisogna mai dimenticare che il capo del governo è uno dei quattro vertici della Repubblica. Forse siamo retrogradi o parrucconi non lo so, ma in qualsiasi parte del mondo da un premier ci si aspetta un comportamento in sintonia con la carica che ricopre».
Che cosa si sentirebbe di dire agli italiani in questo momento? Quale è il suo messaggio?
«Il nostro popolo ha pagato duramente le posizioni dello stare a guardare. Lo stesso fascismo quando andò al potere era una minoranza assoluta. Stare a guardare è un pericolo. Io sono ottimista e
per questo mi fa paura l’indifferenza ».
17 ottobre 2009
Da “L’Unità”
Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata ritrovata
nell'androne della sua casa moscovita uccisa da quattro colpi di arma da fuoco
Questo ricordo è dedicato ad Anna Politkovskaja, che a Beslan non è mai arrivata. Se cinque anni fa ho potuto guardare gli occhi stupiti dei bambini issati come scudi sulle finestre della scuola numero 1, comprendere il significato che avevano per il destino della Russia, lo devo a lei. Non può che essere un racconto personale, in cui chi scrive è coinvolto: mi scuso con i lettori. Ma in quelle ore sono stati alcuni rapporti personali, non più di cinque, a decidere la sorte del popolo russo e delle genti del Caucaso. I protagonisti di Beslan, dove sia tra gli aggressori che tra gli aggrediti sono stati sacrificati solo esseri umani inconsapevoli, furono il presidente Vladimir Putin e il governatore della Cecenia Ramzan Kadyrov, dalla parte del Cremlino. Sull' altro fronte c' erano Shamil Basaiev e Aslan Maskhadov, braccio e mente dell' indipendentismo ceceno. In mezzo c' era lei, Anna, ambasciatrice sola che pretendeva la pace, e prima ancora la verità e la giustizia, per i russi e per i popoli caucasici. Questa drammatica lotta a distanza per il potere nell' ex Urss, presentata al mondo come guerra al terrorismo islamico che dall' Asia avrebbe potuto diffondersi in Europa, si è decisa in tre giorni, in un luogo anonimoe nell' incomprensione generale. L' ha vinta il neonazionalismo del Cremlino, che soffoca con gas e petrolio la coscienza del pianeta. Putin e Kadyrov, lasciando sterminare centinaia di scolari, madri, padri e nonni, regnano ora sui loro regimi. Basaiev e Maskhadov quel giorno hanno perso. E' stato l' ultimo della loro cinica guerriglia, prima di essere assassinati. Ma a prevalere su tutti, come ognuno sente, è stata la più debole e temuta: Anna Politkovskaja, caduta nella trappola di Beslan affinchè nessuno potesse trattare e dunque nessuno si potesse salvare. Fu eliminata dalla battaglia con una tazza di tè avvelenato, seduta sul sedile dell' aereo per Vladikavkaz, accanto a me. Non ha assistito alla carneficina dei reparti speciali russi. Ma è stata l' unica, nel suo grande Paese, a raccontare, a indagare e a scoprire infine l' inizio della semplice ed evidente realtà. Per questo lei, partita per prima verso Beslan, nonè mai arrivata alla scuola. E per questo, il 7 ottobre di tre anni dopo, Kadyrov ha regalato il suo cadavere a Putin nel giorno del suo compleanno. Anna è stata la prima e ultima vittima di Beslan, quella essenziale se pure assente, uccisa sul pianerottolo di casa, con le borse della spesa in mano. E' questa la ragione che ancora umilia i vincitori di Mosca e di Grozny: perché dopo Beslan, grazie ad Anna, il mondo ha capito. Possiamo fingere di non ricordare, possiamo dimenticare i pascoli trasformati in un ossario: ma abbiamo capito. Nella tarda mattinata di quel primo settembre, Anna Politkovskaja stava andando in Caucaso. Poco prima di arrivare al suo giornale, aveva ascoltato alla radio la notizia del sequestro. Si parlava di qualche decina di scolari. Girò la macchina. L' ho incontrata all' aeroporto di Vnukovo. Fumava ed era molto tesa. «Se non facciamo presto - mi disse - sarà una strage peggiore che nel teatro Dubrovka. Il primo giorno, in un scuola dell' Ossezia, possono esserci anche mille persone». Davanti a noi, già in assetto anti-sommossa, correvano i ragazzi dei servizi segreti del Cremlino. Non è gente che si muove per qualche bambino. Anna mi ha spiegato: nei corridoi della Lubjanka e nei rifugi ceceni, lo scontro per il comando era alla stretta finale. Non serviva una strage, ma qualcosa di più. Un evento inconcepibile: l' orrore, capace di paralizzare nel terrore i resti dell' Unione sovietica che ancora sognavano una replica della democrazia. Ho pensato che, logorata da molte lotte e sempre sola, dopo giorni di attentati e di esplosioni, avesse una visione estrema della cronaca. Poco prima di bere il tè che l' ha portata ad un sorso dalla fine, mi ha detto: «Prima di venire a Beslan, vado da Maskhadov». Non credeva all' assalto della guerriglia e voleva fosse il capo, a dirglielo. Smontata la versione ufficiale, davanti alle tivù di tutto il mondo, avrebbe poi consegnato ai sequestratori l' ordine di liberare tutti gli ostaggi. Era lo scacco a Putin. Dopo l' atterraggio siamo saliti su due auto diversee alla sera, fuori dalla scuola, non mi sono preoccupato di non vederla. Nella notte hanno iniziato a gettare dalle finestre i cadaveri dei maschi adulti, fucilati. Tre ragazze del misterioso gruppo di assalitori, si sono fatte esplodere. Le bombe telecomandate sono state appese ai canestri della palestra, dove erano stipate quasi 1500 persone. Putin ha dichiarato che con i terroristi di Basaiev e Maskhadov non avrebbe trattato. A Beslan è stato chiaro a tutti, dal primo istante, che solo per caso qualcuno sarebbe uscito vivo. La prima esplosione, il 3 settembre, dopo tre giorni di patetiche ma spaventose bugie, ha tracciato il confine tra due Russie, spostando più in là il limite di ciò che anche una dittatura si può permettere, di quanto la comunità internazionale può consentire. Poche, tra le oltre 340 vittime di Beslan che non sono bruciate vive, non sono state colpite alle spalle. Reparti speciali del Cremlino e dichiarati «guerriglieri» ceceni, dopo tre giorni in cui nessuno al mondo ha avuto il coraggio di varcare semplicemente il cancello del cortile di una scuola, non si sono sparati addosso: hanno sterminato, colpendoli alla schiena, centinaia di bambini in fiamme, bambini delle elementari, che scappavano verso casa senza capire se erano ancora nella vita, oppure già oltre. Nonè stata fatta giustizia. Moscae Grozny sono prigioniere di Beslan. Dei cinque protagonisti del massacro, solo due sono vivi, ma comandano un deserto di fantasmi che li adula e li disprezza. Io ricordo solo una bambina, nuda e bruciata, che veniva verso di me, quasi salva. Potevo quasi toccarle le mani, vedevo bene i suoi occhi, ma all' ultimo istante si è girata ed rientrata nella palestra che crollava. Ha avuto paura di disubbidire a chi gridava «chi scappa muore». Ed è sparita, come Anna Politkovskaia, che invece non ha avuto paura. Ma che pure, a Beslan, ha iniziato a morire perché aveva ragione ed era sola. –
GIAMPAOLO VISETTI
da Repubblica — 02 settembre 2009
Con delibera n° 309 del 29 ottobre 2008, la Giunta comunale di Lissone ha nominato una Commissione del Paesaggio, composta da 7 membri “esperti in materia di tutela paesaggistica e ambientale”: Presidente Arch. Cesare Visconti, Arch. Simona Villa, Arch. Velia Iride Cesati, Arch. Fabrizio Pirola, Arch. Roberto Copreni, Arch. Giuseppe Rolla, Arch. Monica Eva Curti. Tale commissione si affianca alla Commissione Edilizia.
È passato ormai un anno dalla nomina: alcuni cittadini di Lissone, tra cui alcuni lettori del nostro blog, vorrebbero avere informazioni circa l’operato della commissione.
Facendoci portavoce di questi lissonesi, utilizziamo le pagine del nostro blog per fare alcune domande al presidente della Commissione del Paesaggio del Comune di Lissone, Cesare Visconti.
1) Quante volte è stata convocata la commissione, dal momento della sua nomina?
2) Vi siete riuniti separatamente o congiuntamente alla Commissione Edilizia? (il punto sei della delibera prevede anche la possibilità di riunioni distinte tra le due commissioni)
3) Quali sono stati i principali argomenti che avete trattato quali “esperti in materia paesistica” riguardo alla città di Lissone?
4) Su quali progetti siete stati consultati per la valutazione dell’impatto paesistico in Lissone, avendo la Commissione una funzione tecnico-consultiva?
5) Tenendo conto che alcuni componenti della Commissione per il Paesaggio sono stati già membri della precedente Commissione edilizia quali “esperti professionisti” con “esperienza maturata in merito all’evoluzione che ha subito il territorio locale”, avete delle proposte per il futuro della città di Lissone?
Sarebbe interessante sentire il parere dei sette architetti, esperti in materia di tutela paesaggistica e ambientale, membri della Commissione per il Paesaggio (commissione nominata dalla Giunta comunale di Lissone il 29/10/2008 con delibera N.309).
In una città d’Europa
In una città d’Europa di 18.000 abitanti e con una superficie di 6 kmq (due terzi della superficie di Lissone), abbiamo avuto l’occasione di vedere un complesso di edilizia economica
popolare, realizzato negli anni ’50. Tale complesso è costituito da 27 edifici di 4 piani, suddivisi in 9 gruppi (square), su un terreno di 28 ettari.
Il complesso rispetta i principi della carta di Atene, ispirata da Le Courbusier: preservare l’aria, la luce e gli spazi verdi.
I servizi sono creati per agevolare la vita degli abitanti: aree di gioco attrezzate per i bambini, complessi scolastici (scuola materna e primaria), strutture sportive, un centro commerciale.
Vialetti collegano i vari edifici ed i servizi.
Nove sono le aree atrezzate per gioco dei bambini: una per ogni square.
Gli alberi, ormai ad alto fusto, sono di varie essenze. Nuove piantumazioni vengono eseguite dove si renda necessario. I prati verdi hanno impianti di irrigazione semiautomatici. L'erba viene
tagliata spesso per evitare il diffondersi di infestanti, così pure le siepi. Molte sono le aiuole, alcune con piante perenni altre con fiori di diversi colori, sostituiti in funzione delle
stagioni. Sei sono i campi da tennis, due i campi per la pallacanestro, tre le aree destinate al gioco delle bocce.
L'area è controllata da vigili di quartiere.
All’interno non possono circolare mezzi a motore. Posteggi e garage sono
all’esterno.
Per la raccolta (differenziata) dei rifiuti e per il trasporto di materiali vari all'interno del complesso vegono usati mezzi con motore elettrico. L'inquinamento acustico all'interno del
complesso è quasi nullo.
Nelle immagini seguenti alcune vedute:
Si noti la cura con cui viene tenuta l’intera area.
A Lissone
Negli stessi anni ’50, venivano costruite a Lissone le prime case di edilizia economico popolare, situate in via Ferrucci, angolo via XX Settembre;
Nella adiacente Via Leopardi vi era un'area attrezzata per il gioco dei bambini:
è stata eliminata dopo l'ampliamento del cimitero (assessore ai Lavori Pubblici Ruggero Sala).
Ecco come il Comune di Lissone, proprietario degli immobili di Via Ferrucci, (sindaco Ambrogio Fossati, Assessore ai Lavori Pubblici Gabriele Lucio Volpe) se ne prende cura:
Qual'è il parere dei sette architetti, esperti in materia di tutela paesaggistica e ambientale, membri della Commissione per il Paesaggio (commissione nominata dalla Giunta comunale di Lissone il 29/10/2008 con delibera N.309)?
Inoltre alla fine degli anni settanta
venivano costruite a Lissone le cosidette
“Case Bianche” dell’ A.L.E.R.
in via Di Vittorio, area meglio conosciuta in città come quartiere LS1. Subito nel quartiere si è verificato "un
rapido processo di degrado sociale e spesso è stata superata la soglia del rischio con fenomeni di criminalità".
Nel frattempo (luglio 2009 da “IL GIORNO”) :
"DEGRADO E TOPI
nell’area del cantiere, avviato ma poi bloccato da mesi per il fallimento della ditta che aveva vinto l’appalto. È quanto accade nel rione Aler di via Di Vittorio, meglio conosciuto in città come
quartiere LS1, dove i lavori di riqualificazione che dovrebbero riportare a nuova vita la zona sono fermi da tempo per il crack dell’impresa aggiudicataria di una parte dell’opera".
Inoltre: «In via dei Ciliegi per 2 settimane c’è stata la fognatura che perdeva e buttava liquami in strada, vicino a dove vanno a giocare anche i bambini - raccontano alcuni residenti -. Ci sono
voluti diversi solleciti ad Aler, Comune e azienda perché venissero a pulire. Ogni 2 o 3 mesi quella fogna perde, non ne possiamo più».
ed ancora:
Lissone,
la rabbia dei residenti del rione Ls1
da "Il Giorno" 9 Agosto 2009 articolo di GIGI BAJ
«Case dell’Aler fatiscenti e covo di teppisti»
LETTERALMENTE assediati da teppisti e malavitosi che non hanno il benchè minimo rispetto del prossimo e delle infrastrutture pubbliche. Una vita veramente difficile quella dei residenti di via Di Vittorio e delle altre arterie che si snodano nel quartiere Ls1 di Lissone. Un grande agglomerato urbano con oltre 3mila residenti costruito negli anni Settanta e diventato con il passare del tempo una tra le aree più densamente popolate, dove molte famiglie sono costrette a convivere con violenze e soprusi.
IN PIÙ
di un’occasione i cittadini si sono rivolti all’amministrazione comunale, all’Aler, proprietaria della stragrande maggioranza degli immobili, e alle forze dell’ordine per denunciare episodi e
situazioni di degrado che continuano a prosperare nonostante le promesse di miglioramento. Ne sanno qualcosa i residenti delle uniche due palazzine di proprietà a ridosso dei fabbricati
dell’Aler: «Durante l’estate - ha dichiarato Luca Valente, residente da cinque anni - la situazione diventa ancora più insostenibile. Motorini che sfrecciano a tutta velocità sotto le finestre
aperte, giovani che trascorrono le serate schiamazzando, abbandonando bottiglie e quant’altro all’interno del nostro giardino condominiale che con il passare del tempo si sta trasformando in un
immondizzaio. Ci buttano di tutto. Qualche settimana fa abbiamo trovato addirittura un coltello a serramanico e una cartuccia di fucile». I residenti sono esaperati: «Abbiamo acquistato casa e
vogliamo vivere tranquilli in un ambiente pulito e decoroso. Continuiamo a raccogliere la sporcizia che i soliti maleducati buttano nel nostro giardino solo per fare un dispetto.
Le case dell’Aler sono spesso fatiscenti».
I SEMINTERRATI dei palazzi si trasformano di notte in terra di nessuno: «Oltre allo spaccio, c’è sempre un gran via vai di persone che smontano moto e bici. Inoltrarsi nei garage è veramente
molto pericoloso: la gente ha paura. Basterebbe una maggiore presenza di forze dell’ordine per dare una regolata a quegli individui, ben noti e facilmente identificabili, che hanno deciso di
vivere fuori dalle regole e che recano danno a tutte le altre bravissime persone che risiedono nel quartiere». I carabinieri passano spesso in via Di Vittorio pattugliando la zona ma «non è
sufficiente - ha continuato Valente - perchè nel momento in cui si allontanano riprende tranquillamente il via vai. Come deterrente basterebbe anche solo la presenza di vigili urbani che però non
si vedono mai durante le ore notturne».
"Contratto di quartiere" LS1
Il tanto
decantato (da parte della Giunta Comunale di Lissone) "Contratto
di quartiere" LS1 ovverossia il progetto di riqualificazione (tempi previsti 7 anni, vedi sito internet dell'A.L.E.R.) del quartiere e di costruzione di nuove tre palazzine, appare come una
soluzione di basso profilo (molte promesse, le cui modalità di realizzazione sono tutte da definire) e subito mal iniziata.
Inoltre le nuove tre palazzine sorgeranno in prossimità di un’industria (la Vefer) classificata come un’azienda a Rischio Incidente Rilevante.